vendere con i social

Sempre più aziende si chiedono se sia possibile vendere con i social. Ma forse la domanda giusta da porsi è un’altra. O meglio: le domande, perché di cose da chiarirci ne avremmo molte.

Qual’è lo spirito con il quale l’utente si avvicina al canale sociale? E’ lo stesso su Facebook, Instagram, LinkedIn? In che modo l’azienda può essere convincente senza risultare invadente?

Insomma, siamo lontani anni luce dall’idea – purtroppo ancora molto diffusa – che i social siano un gioco, qualcosa da gestire nei ritagli di tempo.

I social sono un’importante strumento di relazione. E quindi dobbiamo avere chiari i termini di questa relazione prima di imbarcarci in un’attività e di pensare al ROI, ovvero al ritorno del nostro investimento.

Modello di relazione 1: quotidianità e la vicinanza

E se quello con il brand diventasse una sorta di appuntamento quotidiano? Il brand mi coccola ed è al mio fianco giorno dopo giorno: mi fornisce ricette utili, commenta un avvenimento importante, segue lo scorrere delle stagioni e degli eventi. Me lo ritrovo sulla timeline di Facebook con immagini e meme appropriati, risponde a miei eventuali commenti o dubbi, ha un tono di voce coerente con l’immagine corporate.

Insomma, mi accompagna giorno dopo giorno in modo rassicurante, senza forzarmi all’acquisto.

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Modello di relazione 2: divertimento e ironia

Un’altra chiave di lettura molto appropriata può essere quella del divertimento. Dopotutto, se passiamo del tempo sui social è anche per trovare un momento di leggerezza fra le mansioni lavorative o quotidiane. Questo vale soprattutto per il social mainstream per eccellenza: Facebook. Prima di partire è importante scegliere il pubblico target giusto, perché non tutti potrebbero apprezzare il tono scanzonato.

Questo modello di relazione, come il precedente, non è incentrato sulla promozione del prodotto o servizio in sé, ma stimola curiosità nell’utente e contribuisce a creare una relazione di prossimità. A chi non verrebbe voglia, per esempio, di farsi fare un checkup dall’Estetista Cinica?

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 Modello di relazione 3: identificazione con il brand

Ci sono sempre stati, a scuola o a lavoro, quelli fortunati: i leader innati, quelli che si portano le persone dietro, che le trascinano. Anche nel mondo dei brand succede, ed è il caso dei cosiddetti love brand. Quelli che riescono a far scattare un processo di identificazione, una molla misteriosa per cui il brand è fantastico, e lo sarà anche io se faccio parte del suo mondo.

Qualche esempio? Guardate per esempio gli account social di alcune case automobilistiche, marchi di moda, ma anche di prodotti della GDO con un marketing particolarmente azzeccato. Vedrete le persone fare la fila per pubblicare le foto di sé con il prodotto. E quando si parla di foto, non dimenticate di tenere d’occhio anche Instagram: con l’avvento della pubblicità anche su questo canale, se ne vedranno delle belle.

mini-italiaI modelli di relazione non sono solo questi: pensate all’impatto dell’emozione, per esempio, o all’incanto della nostalgia.

Ciascuno potrà trovare la sua chiave di lettura partendo sia dalle caratteristiche dell’azienda, sia dalle corde che si vogliono toccare.

E alla fine la risposta: è possibile vendere con i social?

Certamente, è possibile. Un account di Instagram o Pinterest pieni di immagini fantastiche, una Pagina Facebook ricca di interazione, una Company Page LinkedIn piena di aggiornamenti interessanti sono percepiti come un valore da parte dell’utente. E questo influirà sicuramente nelle decisioni e nella propensione all’acquisto.

E’ illusorio invece credere di piegare lo spirito sociale e logiche meramente auto promozionali: non solo non funziona, ma può anche rivelarsi controproducente e spezzare la relazione che si era riusciti a costruire.

 

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