Perché i giornalisti dovrebbero occuparsi di SEO (Search Engine Optimization)?

La risposta è semplice, quasi banale: perché il numero di persone che utilizza il web per informarsi è in costante crescita, ed essere visibili online è il presupposto per farsi leggere.

Chiunque scriva con l’ambizione di essere letto, dunque, farebbe bene a conoscere almeno i rudimenti dell’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Un interessante articolo comparso qualche giorno fa su Newslab fa riferimento al fatto che sul web la maggior parte degli utenti siano “seekers” o “scanners”.

I “seekers” sono semplicemente persone che cercano informazioni riguardanti un determinato argomento. In questi giorni, per esempio, le persone stanno cercando notizie riguardo ai CIE* (centri di identificazione ed espulsione).

Per trovarne conferma, basta andare su uno strumento gratuito come Google Trends e vedere il picco di ricerche degli ultimi giorni.

Il picco di ricerca della parola chiave “CIE” Su Google Trends

Partendo da qui, alcune testate (come The Post Internazionale) hanno prodotto dei contenuti che spiegano cosa siano i CIE e motivando i motivi per cui se ne sta tornando a parlare proprio ora.

Per essere visibili, dunque, un primo trucco consiste nel venire incontro alle domande espresse dai lettori, utilizzando nel testo gli stessi termini di ricerca che gli utenti digitano sulla barra di Google.

Gli “scanners” invece sono utenti che non necessariamente stanno cercando la vostra notizia, ma che potrebbero incontrarla nel corso della navigazione: per esempio sulla timeline di Facebook, o all’interno di una homepage.

Per catturare questa seconda tipologia di persone è molto importante che il titolo dell’articolo sia interessante, coinvolgente, insomma: capace di attirare l’attenzione labile e ballerina dell’internauta contemporaneo.

Non è facile definire un buon titolo. Nel mondo anglofono esiste addirittura un tool che valuta l’efficacia dei titoli dal punto di vista del motore di ricerca.  

Sarà che la nostra lingua ha maggiori difficoltà di sintesi, sarà che molti giornalisti si compiacciono di utilizzare metafore e arguti giochi di parole nelle headline, nel nostro Paese è ancora molto frequente trovare online titoli totalmente inservibili dal punto di vista del motore di ricerca.

Dal mio punto di vista, e con una certa esperienza alle spalle, ho solo alcuni suggerimenti da darvi:

  • cercate di capire a quale domanda (query) del potenziale lettore potrebbe rispondere il vostro titolo, e utilizzate le giuste parole chiave
  • cercate di rimanere sotto i 65 caratteri (se scrivete di più,  il titolo verrà troncato nella preview di Google)
  • non promettete ciò che non offrirete davvero: può funzionare, ma a prezzo di accettare un elevato tasso di rimbalzo dal vostro articolo
  • cercate di essere specifici e accurati: un titolo non è un verso poetico, ma uno strumento per capire di cosa parlerà l’articolo

Fonti

http://www.newslab.org/2017/01/05/seo-for-journalists/

http://training.npr.org/digital/the-checklist-for-writing-good-headlines/

* a seguito dell’ipotesi di riapertura dei CIE proposta dal Ministro degli Interni Marco Minniti

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