Ci sono persone che una volta compresa la magia delle lettere e del loro arcano significato, non riescono più a staccarsene. Sono sempre stata una di quelle: appena ho imparato a leggere e scrivere, ho iniziato a dedicare molto tempo a queste attività.

Alle elementari già divoravo tutti i libri che trovavo in casa e presto iniziai a tenere un diario. Mia zia, diversi anni fa, mi mostrò alcuni “lavori” che avevo fatto da piccola: vere e proprie riviste con tanto di indice, articoli e spazi pubblicitari. Non solo mi piaceva scrivere, ma ero anche una piccola copy in erba!

Andando avanti con gli anni, la passione ha messo radice. Oltre ai diari che si moltiplicavano, anche a scuola mi è sempre piaciuto scrivere. A un certo punto partecipavo a piccoli concorsi letterari, un paio di volte ho avuto segnalazioni di merito. Intanto erano arrivati i PC e io scrivevo file su file (chissà adesso se quegli antichi floppy sono leggibili?) ed è probabilmente scrivendo che ho superato un po’ di conflitti e di malanimi che hanno oscurato la mia adolescenza. Provate a leggere i miei diari di quegli anni e vi sembrerà che il movimento dark fosse un’accolita di amanti della vita.

Scherzi a parte, gli anni della scuola (e anche quelli dell’Università, ahimè) sono passati da un pezzo e mi ritrovo a usare la scrittura anche per vivere. Scrivere per il web, scrivere per i motori di ricerca…ma ancora prima c’erano i tanti articoli scritti per ottenere il tesserino da pubblicista, le campagne elettorali di cui ho scritto i testi, le newsletter e i materiali informativi che ho redatto.

Fare queste cose mi piace e rileggendole provo sempre un senso di soddisfazione e gratitudine: cosa c’è di più gratificante in fondo che poter guadagnare facendo qualcosa che ci piace fin dall’infanzia?

Eppure rimane anche un retrogusto amaro in bocca: perché più scrivo testi professionali, meno trovo la voglia e lo stimolo per andare avanti sui miei progetti letterari.

Per carità: magari non sto privando il mondo del nuovo caso letterario del secolo e nessuno sentirà la mancanza del mio romanzo che langue da mesi, ma mi piacerebbe poter provare il lusso di dedicarmi a quello, solo a quello, per un mese o due della mia vita.

Senza pensare che prima devo scrivere per vivere. E godendomi, anche se per una sola volta nell’arco di un’esistenza, l’ebbrezza di vivere per scrivere.

 

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