Il progetto di Punta Giglio (ovvero del perché scrivo così poco qui)

punta giglio alghero

Il progetto di Punta Giglio è il motivo per cui da oltre un anno latito e non scrivo più nulla su questo sito web.

Ecco perché, dopo questo lungo silenzio, ho pensato che raccontare qualcosa del progetto in cui sono coinvolta potesse essere utile non solo per spiegare che fine ho fatto, ma anche perché la vicenda degli ultimi mesi si intreccia strettamente con alcune delle tematiche sulle quali ho lavorato nell’ultimo decennio. 

Quindi, per farla breve e per non annoiarvi, ecco qua.

Il bando “Cammino e Percorsi” e la batteria SR413 di Punta Giglio 

Nel 2017 vivevo da diversi anni a Milano. La città mi aveva dato molto, da ogni punto di vista, ma avevo capito che non era il luogo in cui desiderassi trascorrere tutta la mia vita. In quel momento, e con quello stato d’animo, i miei amici e io ci imbattemmo nel bando “Cammini e Percorsi” dell’Agenzia del Demanio. Quello che accadde, lo trovate qui.

Nell’autunno del 2019 ci siamo trasferiti in Sardegna per seguire più da vicino il progetto, la cui approvazione definitiva è stata lunga e complessa: sia a causa della quantità degli Enti coinvolti che delle caratteristiche storiche e naturalistiche dell’Ex Batteria SR413.

…quando docenti, personaggi politici, appartenenti ad associazioni autorevoli si comportano come se online fosse tutto lecito, significa che siamo ancora molto lontani dall’essere capaci di utilizzare il digitale nel modo opportuno. O per lo meno, nel modo che sarebbe giusto.

Punta Giglio e il Grande Caos

Una volta ottenute le autorizzazioni, dopo anni di lavoro e con la difficoltà di fare impresa nel contesto (disastroso per l’ambito culturale e ricettivo) della pandemia, siamo finalmente arrivati al momento di avvio delle opere di restauro. Ed è da quel momento che il Grande Caos si è scatenato usando lo strumento più adatto all’uopo: proprio loro, i social media.

Qui, con un articolo su Gli Stati Generali, ho provato a raccontare in che maniera si sono usati questi canali (spoiler: a mio modesto parere, in modo del tutto irresponsabile e avvelenando i pozzi del dibattito e del confronto).

Questa vicenda, che naturalmente mi riguarda e quindi mi coinvolge da vicino, mi ha fatto considerare ancora più necessaria e urgente una grande opera di “educazione al digitale”: perché quando docenti, personaggi politici, appartenenti ad associazioni autorevoli si comportano come se online fosse tutto lecito, significa che siamo ancora molto lontani dall’essere capaci di utilizzare questi strumenti nel modo opportuno. O per lo meno, nel modo che sarebbe giusto.

 

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