perdere la memoria

La perdita di memoria, il terzo incomodo in una conversazione

Ero in vacanza e cercavo di farmi venire in mente il nome di un film, il personaggio di un libro, il titolo di una canzone. Niente. Imbarazzata guardavo il mio interlocutore, che si trovava nella medesima situazione. Il nostro dialogo stava assumendo tinte surreali. Ma davvero è sempre stato così?

Nel mio caso, assolutamente no. Prima avevo una ottima memoria. A scuola e all’Università non mi ci voleva molto per apprendere e ho sempre amato studiare anche perché non richiedeva un grosso sforzo da parte mia. Quand’è che ho perso la capacità di ricordare?

Ma la domanda che mi spinge a scrivere questo articolo è in realtà un’altra: quand’è che questo fenomeno ha assunto i tratti di un problema comune? Sempre più di frequente, infatti, mi capita di parlarne con altre persone. E tutti concordiamo sul fatto che ci dimentichiamo un mucchio di cose, anche importanti.

Un problema comune

La perdita di memoria è forse un’epidemia del nostro tempo? In parte sì. Secondo gli specialisti, i cosiddetti vuoti di memoria sono dovuti a molteplici fattori e non sono necessariamente ascrivibili a una malattia.

Dormire poco, condurre vite stressanti, navigare fra mille pensieri discordanti possono essere motivi più che sufficienti per dimenticarsi anche le cose più importanti.

Il problema è che oggi più che mai il nostro stile di vita ci conduce a fare proprio ciò che danneggia la nostra capacità mnemonica.

La logica ormai imperante del multitasking e una vita concitata sono nemiche della concentrazione, che è un requisito fondamentale per salvaguardare la memoria.

perdere la memoria

Coltivare la memoria

Mentre vi scrivo, sono nel periodo dell’anno che preferisco. Nel mio eremo ravennate, passo due settimane in quasi completa solitudine, organizzando le giornate come preferisco. Riesco a conciliare attività fisica e socialità, tempo passato al computer e tempo all’aria aperta. Non credo sia un caso se in questi giorni dimentico meno frequentemente dove ho appoggiato gli occhiali o il telefono, e se mi rimangono più impresse nella memoria le parole che leggo su quotidiani e libri.

Nessun mistero, dunque: anche il nostro cervello ha bisogno di pace. Ma esistono anche altri metodi per coltivare la nostra memoria.

Sembrerebbe, per esempio, che prendere appunti scritti a mano sia molto utile sia per ricordarsi i concetti che per rielaborarli in modo creativo. Uno studio realizzato negli States mette a confronto le performance degli studenti che scrivono annotazioni su supporto cartaceo rispetto a quelli che usano laptop e tablet, arrivando a risultati molto interessanti.

Ora che ci penso, ho sempre scritto tantissimo su carta. Fanno eccezione gli ultimi anni, quando per lavoro e per passione mi sono buttata sul digitale. Con effetti nefasti sulla mia capacità di concentrazione e conseguentemente anche di memorizzazione, perché un dispositivo connesso a internet rappresenta una fonte di distrazione perenne.

Quindi, non limitiamoci a preoccuparci della nostra memoria che se ne va: occupiamoci in maniera attiva e consapevole di proteggerla.

Prendiamoci cura dei nostri ricordi: dei libri e dei dischi che ci hanno fatto crescere, degli amici che abbiamo incontrato, dei paesi che abbiamo visitato. 

Senza memoria non siamo che scatole vuote e senza storia. Un ottimo motivo per coltivare con cura e perseveranza la nostra capacità di ricordare.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *