Medium social publishing

Medium social publishing

Che cos’è il social publishing? Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, che non coincide necessariamente con la diffusione dei blog.

Manca, a dire il vero, una definizione univoca di questo fenomeno. Ecco perché ho pensato di affrontarlo partendo da una piattaforma come Medium, che rappresenta forse il miglior esempio di luogo virtuale collaborativo incentrato sui contenuti.

Medium, piattaforma di social publishing

Un cenno di storia. Medium.com nasce nel 2012 dalle fervide menti di Evan Williams e Biz Stone. Forse il loro nome non vi dice niente, ma sicuramente conoscete due dei progetti sui quali hanno lavorato: Twitter e Blogger.

In effetti Medium nasce esattamente come punto di unione fra queste due esperienze. Evan Williams scrive che “Medium è un nuovo posto su Internet dove condividere idee e storie più lunghe di 140 caratteri. E non solo fra amici”.

Insomma, non si tratta né di un semplice social network né di un vero e proprio blog.

Su Medium si possono leggere contenuti di giornalisti, di aziende, ma anche di chiunque abbia qualcosa da dire. Si possono raccomandare e seguire autori che non fanno parte delle nostre cerchie sociali e si può addirittura contribuire al dibattito inserendo delle note personalizzate all’interno dei testi.

L’autore può anche decidere di condividere la bozza con altre persone e dar loro così la possibilità di intervenire nell’editing del testo.

Quanto al layout grafico, è semplice e intuitivo. La logica è quella “What you see is what you get”, il che rende possibile la scrittura anche a chi non ha mai utilizzato un CMS (Content Management System) in vita sua.

Vi do una mia opinione: Medium è davvero un buon posto sul quale passare del tempo. Soprattutto se pensate di voler cogliere le opportunità offerte dal social publishing: non soltanto trovare informazioni e contenuti interessanti, ma anche collaborare, scrivere e condividere in chiave sociale.

Iniziate come lettori: per creare un account, vi basta avere un account Twitter o Facebook.

Navigate sulla home page o fate ricerca tramite parole chiave: troverete una marea di contenuti stimolanti sugli argomenti più disparati, soprattutto se non avete problemi con l’inglese. Da poco esiste anche una sezione apposita per i contenuti italiani: per ancora pochi, ma sono destinati a crescere.

Quanto sarete rifocillati da tante storie, idee, opinioni, provate a lanciarvi nella scrittura. Vi basta un buon testo, il resto sono soltanto fronzoli: pochi gesti per aggiungere immagini o formattazione. Una lezione di essenzialità importante in un web sempre più colmo di ripetizioni e ridondanza.

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