Henri Guillemin è una delle nuove rivelazioni del web in Francia. Le sue conferenze su temi storici – da Giovanna d’Arco a Napoleone, dal caso Dreyfus alla Prima Guerra Mondiale – si trovano su Youtube e stanno collezionando migliaia di visualizzazioni.
Eppure, il format è tremendamente semplice: un uomo in uno studio, ben vestito e dall’aspetto curato, che parla in camera di argomenti sui quali ha sviluppato una notevole competenza.

Il suo modo di raccontare, certo, è coinvolgente. Ma una domanda sorge spontanea: come possono questi video così poco interattivi, così lontani dall’essere dinamici e “cool”, riscontrare un tale successo sul web?
Ci ho pensato un po’ e mi sono detta che la Rete è lo specchio di una società sempre più complessa, dove convivono tipologie di gusti e interessi completamente diversi. E quindi anche di contenuti. Ci sono quelli brevi, impattanti e superficiali, ma c’è anche lo sviluppo del cosiddetto long-form: formati lunghi, approfonditi e pensati per una fruizione più profonda.
Quindi, perché no?
Ho scoperto Henri Guillemin mentre leggevo la mia rivista preferita, l’Internazionale. Nel suo editoriale, Giovanni De Mauro ha commentato che “il segreto del successo di Guillemin (…) attraversa le epoche e le innovazioni tecnologiche: è la bravura nel raccontare bene storie appassionanti”.
Una frase che mi ha convinta. E che mi ha fatto pensare che se tanti giovani di oggi hanno saputo apprezzare un bravo narratore di ieri, allora esiste davvero un posto, nello spazio infinito del web, per l’approfondimento e per l’analisi.
Per approfondimenti (in francese) sul caso di Henri Guillemin, leggete l’articolo su L’Obs-Rue89

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