Quanto è cambiata la mia comfort zone? Ci pensavo su un treno che, al buio, mi portava da Milano a Berna, per una giornata di formazione**.

Dicendomi che solo qualche anno fa l’idea di fare una intera giornata di formazione in lingua francese mi aveva riempita d’ansia. Una grande azienda, la trasferta a Parigi, la preparazione maniacale…Ricordo il batticuore, la notte quasi insonne prima di entrare in aula.

E ancora prima, all’inizio della mia attività di formatrice, ripercorsi la paura dovuta sia all’età che all’inesperienza: dopotutto, quando ho iniziato non avevo trent’anni e mi trovavo spesso davanti persone di esperienza con una seniority anni luce dalla mia.

Invece, su quel treno, riguardavo un’ultima volta le slides e mi sentivo tranquilla.

Uno scorcio di Berna

Di esperienza in aula ne ho fatta tanta; ho scoperto un lato di me che non conoscevo, quello della persona che ama parlare, divertire, coinvolgere un pubblico.

Ho imparato di poter essere utile fornendo conoscenze e idee, spunti e accorgimenti pratici.

Piano piano è passata la paura di dover affrontare persone sconosciute, di avere lacune che sicuramente sarebbero state scoperte, di vedere gli occhi degli interlocutori appannarsi in una noia progressiva.

Con orgoglio posso dire che in tanti anni quasi mai ho visto qualcuno distrarsi o perdere il focus su quello che stavo dicendo: un risultato davvero straordinario in questa epoca di disattenzione cronica.

Riconoscere la grandezza della nostra comfort zone

Ma ho iniziato parlando di comfort zone, no? E allora propongo a tutti un semplice esercizio che credo farà molto bene alla vostra autostima, come ha fatto alla mia: pensate a una situazione che oggi riuscite ad affrontare senza particolari patemi e che un tempo vi avrebbe gettati nell’ansia. Personalmente, ho capito che le situazioni in cui mi sento a mio agio, tranquilla e senza ansie, si sono moltiplicate nell’arco di pochi anni. Fate questa valutazione e gustatevi la sensazione di essere cresciuti, di aver allargato i vostri confini.

E a questo punto fatevi una domanda scomoda: è di nuovo arrivato il momento di sparigliare un po’ le carte e di uscire dalla vostra attuale “comodità”?

Per me quest’esigenza si manifesta piuttosto di frequente, di solito sotto forma di opportunità o decisione importante da prendere. E così ho già vissuto tante vite, ognuna con le sue caratteristiche e le sue difficoltà; ma ogni vita è stata anche in grado di arricchirmi, rendermi consapevole di alcuni miei limiti ma soprattutto di abilità e capacità che non sapevo di avere.

Solo mettendo tutto in gioco riusciamo a illuminare le diverse sfaccettature della nostra personalità. E non è detto che si tratti solo di scelte lavorative, tutt’altro. Ho parlato di questo ma avrei potuto fare tanti altri esempi: ogni volta, nel dubbio, ho deciso di percorrere strade nuove dicendomi che c’era sempre tempo per tornare indietro. Non è così, naturalmente, perché anche ripercorrendo i nostri passi non troveremmo più il mondo che abbiamo lasciato, né la versione di noi stessi che abbiamo deciso di abbandonare.

Ma credo che dietro ad ogni “sì” che diciamo con entusiasmo alla possibilità di cambiare ci sia un intero universo di scoperte da fare. Scoperte che riguardano noi stessi, le nostre potenzialità e la nostra capacità di stare bene in questo mondo.

** dal momento che non mi piace fare sempre le stesse cose, ora per me la formazione è diventata un’attività che svolgo più di rado, perché ho deciso di lavorare per un’azienda dove mi occupo di comunicazione e marketing a 360°. A dimostrazione del fatto che anche l’equilibrio più bello, stimolante, interessante, a volte chiede di essere rimesso in discussione.

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