Avere un’opinione su tutto non ci rende persone più intelligenti

Il 2019 è stato un anno molto intenso per me. Ho preso la mia vita e l’ho rivoltata senza pietà. Per molto tempo ho avuto parecchi pensieri e anche molte cose da fare. In pochi mesi 2/3 traslochi (e quando si amano molto i libri, i vestiti, le scarpe e ogni chincaglieria esistente al mondo, traslocare non è cosa piacevole), una nuova città, nuovi equilibri da trovare…

La faccio breve. In tutto questo delirio, fra uno spostamento e l’altro, stavo seguendo un corso di scrittura creativa, per il secondo anno. Guardandomi attorno, e guardandomi dentro, quando è stata ora di scrivere il mio racconto non ho potuto fare a meno di parlare delle mie inquietudini. E sono partita da una cosa che mi preoccupa molto: il dilagare delle opinioni senza fondamento.

È possibile avere un’opinione su tutto?

No, nella maniera più assoluta. A meno che non si voglia sostenere che ogni opinione abbia lo stesso valore. Ah, ops: ultimamente va proprio così. È l’effetto collaterale dell’uno vale uno, elevato a potenza. La potenza dell’ignoranza che si copre di orgoglio.

Sto usando parole forti, lo so. Ma credo che stiamo attraversando mutamenti talmente rapidi, e dagli effetti così dirompenti, che non possiamo far finta che vada tutto bene. Le opinioni espresse senza un’adeguata dose di conoscenza non sono solo inutili: sono profondamente dannose.

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Avere un’opinione su tutto è considerato un segno di fiducia in se stessi, non essere informati è considerato un peccato grave

Vishal Kataria

Cosa posso fare prima di esprimere un’opinione affrettata

Di solito succede questo. Trovo una notizia che suscita in me un moto di rabbia o di indignazione. Oppure, semplicemente voglio partecipare a uno dei grandi dibattiti pubblici del momento. 

Desidero dire la mia. Altrimenti, non sono nessuno. Gli altri penseranno che io non sappia prendere parte, che non abbia niente da affermare o nessun valore da difendere!

Provo a fermarmi e ragionare sulla situazione, ponendomi qualche semplice domanda.

Qual è l’argomento sul quale voglio esprimermi?

Se è una partita di calcio, poco male: un commento strampalato sulle vicende sportive non ha mai ucciso nessuno, e del resto sono decenni che in Italia sono tutti allenatori. Se si parla di salute pubblica, diritti umani o altre questioni leggermente più pesanti, meglio passare alla domanda successiva.

Quanto ne so davvero su questo argomento?

Se ho solo letto il titolo di una news su Facebook, o se ne ho sentito parlare al bar, non ne so abbastanza. Certe volte non basta neppure una laurea per avere un’opinione sensata su un tema complesso. Dire la mia senza una base accurata di conoscenza non mi qualifica come “persona che ne sa”, ma come uno dei tanti che parla a vanvera.

La mia opinione potrebbe danneggiare qualcuno?

Diciamo che ci sia una psicosi in atto sul fatto che una determinata popolazione sia portatrice di un virus potenzialmente mortale*.

Il fatto di condividere opinioni allarmiste, di argomentare (senza avere conoscenze mediche) su questo fenomeno, di invitare al boicottaggio di tutte le attività di quella data popolazione, potrebbe generare disagi o discriminazioni? Certo che sì.

Tutto questo per la mia sacrosanta libertà di dire tutto quello che mi passa per la testa? Ma per favore.

*ogni riferimento a quanto sta avvenendo oggi con il Coronavirus è puramente casuale

Alla fine cerchiamo tutti una pacca sulla spalla (o un pugno in faccia).

Leggendo e curiosando mi sono fatta un’idea: la nostra ansia di avere un’opinione e di urlarla ai quattro venti è necessità di incontro/scontro sociale.

Cerchiamo consenso, qualcuno che ci dica “hai proprio ragione, la penso come te”. Non appena pubblichiamo qualcosa o esprimiamo un’idea, spiamo alla ricerca di likes o di segnali di apprezzamento. Quindi le opinioni, che prima nascevano da uno studio approfondito e da una volontà di crescita personale, ora sono merce di scambio nel grande mercato dell’attenzione.

Lo dice meglio di me Vishal Kataria:

Oggi abbiamo accesso a più strumenti che mai per imparare a fondo e progredire. Eppure, ironia della sorte, le nostre ragioni per imparare sono regredite: dalla ricerca di auto-miglioramento alla ricerca di apprezzamento. La convalida esterna ha superato il desiderio di crescita intrinseca.

Ma non è tutto. Piuttosto che essere ignorati, va bene anche qualcuno che ci dica: “sai, sei un’idiota e non hai capito niente”.

Sembra paradossale, ma è così. La più grande paura è che, in questo grande mare di opinioni incrollabili, proprio il nostro preziosissimo contributo cada nel vuoto. Non sarebbe terribile?

Meglio allora l’onore della battaglia, che sui social si può protrarre per giorni, con l’intervento di troll o supporter di ambo le parti.

Una conclusione, che naturalmente non lo è

Se siete arrivati a leggere fin qui probabilmente siete una persona che mi conosce oppure un utente originale del web, capace di leggere un simile papiro senza perdervi d’animo.

Per cui forse non vi parrà scandalosa questa approssimativa conclusione.

La mia proposta per contrastare  l’opinionismo diffuso consiste in 3 semplici passi.

  1. disintossichiamoci noi per primi: a volte è semplicemente ok non avere nulla da dire
  2. utilizziamo un po’ del tempo che abbiamo guadagnato nel non partecipare a diatribe di massa per sensibilizzare qualcuno malato di opinionismo.
  3. il resto del tempo guadagnato ci servirà per imparare ancora, ampliare la nostra conoscenza del mondo e poter dare di tanto in tanto un’opinione sensata. Che magari si perderà fra mille opinioni insensate, ma sarà comunque una goccia di acqua pulita in un mare sempre più inquinato.