Quella appena trascorsa è stata una settimana di trasferte. Una settimana che mi ha fatto riflettere su una frase che sento spesso pronunciare: l’Italia è un Paese a due velocità.

Partiamo dalla fine. Come ogni anno, mi ritaglio sempre qualche occasione dove approfondire le mie conoscenze e capire cosa si muove nel sempre agitato mondo del digitale.

Mi sono quindi iscritta al Web Marketing Festival felice di poter unire l’utile al dilettevole: niente di meglio che ascoltare voci interessanti a pochi passi dal mare, nella sempre piacevole cornice di Rimini.

rimini città

Sono arrivata venerdì direttamente da Milano, godendomi diversi interventi ricchi di spunti. Il giorno dopo, confesso la mia pigrizia, mi sono concessa un tuffo nel “mio” mare, a Punta Marina, prima di prendere il treno per Rimini.

Tralasciamo il fatto che da Ravenna sarebbero dovuti partire due treni e uno è stato arbitrariamente soppresso, mentre l’altro viaggiava in ritardo; sono arrivata a Rimini verso ora di pranzo e sono capitata in pieno mercato cittadino.

Niente di più pericoloso per le mie finanze. Avevo nel portafogli una scorta limitata di contanti, e li ho esauriti comprando pantaloni leggeri e camicetta estiva (va detto a mio onore, però, che erano un pensierino per mia madre). Le venditrici non avevano il bancomat, così sono rimasta senza più un soldo in tasca. Faceva molto caldo e desideravo fare un pranzo leggero prima di andare a piedi al Festival.

Ed è qui che iniziano le mie disavventure.

Il bancomat: questo sconosciuto

Primo bar: accettiamo il bancomat solo per cifre superiori ai 10 euro. Tento altrove. Secondo bar: si può pagare solo in contanti. Ok, forse avrò maggior fortuna in gelateria: ma no, neppure qui la mia carta bancomat viene vista di buon occhio.

Finalmente, al quarto tentativo, trovo un caffè che accetta il bancomat senza vincolo di spesa (che poi alla fine ho speso 12 euro, ma non era questo il punto).

Arrivo al Web Marketing Festival e penso che lì in Fiera un bancomat lo troverò di sicuro. Nel frattempo mi imbatto nello stand di Feudalesimo e Libertà dove è rimasta l’ultima copia del loro libro. La volevo acquistare per il compleanno di una mia amica, ma – in questo caso lo trovo comprensibile – i ragazzi possono accettare solo contanti.

“Te la mettiamo via”, dicono sorridenti, e io mi precipito alla ricerca di un bancomat. Scopro con sgomento che in tutta la Fiera non ce n’è uno (del resto qui si tengono solo convegni da 10 000 persone, chi volete che abbia mai bisogno del vil denaro), però mi viene gentilmente indicato che a 5 minuti a piedi c’è una banca. Evviva! Mi reco speranzosa nella direzione che mi è stata segnalata, trovo il Bancomat, ma è spento (eccolo: morto, proprio).

Per fortuna esistono le persone e per fortuna ne ho incontrata una molto carina al WMF, e così mi faccio prestare del contante e pago il libro e tutto va a finire bene, anche se in tutta questa precipitosa ricerca ho sudato come una maratoneta e quando entro per assistere al bellissimo speech di Andrea Boscaro sono praticamente impresentabile.

Però, davvero: siamo a Rimini, eh. Una delle capitali del turismo. Una città moderna, dove si svolgono importanti eventi fieristici.

E pensare che pochi giorni fa avevo pensato che, in Romagna, con l’accoglienza ci sappiamo fare. Mi trovavo a Roma, ero scesa da una metropolitana affollata e claustrofobica.

Avevo con me un trolley, potevo sembrare una qualsiasi turista. Di sicuro erano turisti quelli davanti a me: la camicie comode, i sandali, il cappello per ripararsi dal sole, tutto li identificava come tali.

“Ma non ve ne potete restare a casa vostra?” ci ha apostrofato in romanesco una signora che se ne stava lì, aspettando una vettura forse più vivibile di quella dalla quale eravamo appena scesi.

Due Italie che non si incontrano

In effetti, sì: i turisti potrebbero anche starsene a casa, e probabilmente ne avrebbero anche motivo, se non fosse che il nostro è un Paese talmente bello e ricco di meraviglie che sono disposti a passare sopra a inefficienze e servizi carenti.

Abbiamo delle grandissime eccellenze anche dal punto di vista della ricerca e della tecnologia, potremmo essere una meta appetibile per un numero molto più grande di aziende, ma poi cadiamo sulle basi: trasporti e infrastrutture, sistema bancario, in parte anche mentalità (signora romana docet).

Eppure c’è un’Italia che corre. Quella che al WMF ha parlato di innovazione; si è interrogata sul futuro delle professioni; ha ragionato sulle competenze necessarie al singolo individuo ma anche alla società nel suo complesso; ha dipinto la necessità di ragionare sull’inclusione, sulla solidarietà, sulla giustizia. A me piace questa Italia che guarda avanti e penso, nel mio piccolo, di farne parte. Ne vedo anche le contraddizioni e proprio per questo mi adopero perché prevalgano gli aspetti positivi della rivoluzione digitale che stiamo vivendo.

Poi però incontro quell’altra Italia, quella che ha tanti limiti e tante resistenze, quella che sembra ancorata a un passato glorioso e non ha voglia di cambiare, e la mia paura è che queste due Italie non parlino la stessa lingua.

E allora lo sforzo deve essere quello non solo di continuare a entusiasmarci e discutere di innovazione fra noi che ci crediamo, ma anche di convincere quell’altra Italia  a camminare con noi. Magari con un passo un po’ diverso, ma andando nella stessa direzione.

Lascia un commento