fiducia e informazioneTempi duri per il giornalismo. Il problema non è soltanto il passaggio – per molti traumatico – da cartaceo a digitale, ma anche la perdita di fiducia dei lettori nei confronti dell’informazione.

Lo spiega molto bene un articolo comparso qualche giorno fa su Medium: “Nell’ecosistema di notizie caotico e in continua espansione al quale assistiamo oggi, è difficile distinguere la verità dalla falsità. Quotidiani, media digitali, contenuti sponsorizzati e social media si contendono la nostra attenzione.”

In questo contesto ad aver perso terreno sono proprio i media tradizionali, la cui credibilità agli occhi dei lettori è in forte declino.

Una ricerca effettuata negli USA riporta che la maggioranza degli intervistati non si aspetta di ottenere un resoconto onesto, completo e accurato dei fatti e degli argomenti di attualità.

Si tratta senza dubbio di un problema per il sistema di informazione, ma anche di un pessimo segnale per le nostre società.

Pochi giorni fa il Guardian ha pubblicato i risultati di una indagine realizzata da Ipsos Mori che analizza la percezione di fenomeni come il numero di immigrati, il tasso di disoccupazione, la percentuale di votanti alle elezioni in 14 Paesi.

E’ stupefacente vedere come alla perdita di punti di riferimento per l’accesso all’informazione corrisponda una percezione erronea della realtà che ci circonda.

Come evidenzia il direttore della società di ricerca, Bobby Duffy, “Queste concezioni errate rappresentano un problema per il dibattito pubblico e per le decisioni politiche. Per esempio, le priorità pubbliche potrebbero essere molto diverse se avessimo una visione più chiara della portata migratoria o della reale incidenza delle ragazze madri”.

Fiducia e informazione: le conseguenze sull’opinione pubblica

Il collegamento fra un ecosistema di notizie sempre più vasto e confuso e un’opinione pubblica smarrita, dunque, è piuttosto intuitivo.

Richard Gingras (Senior Director for News and Social Products presso Google) e di Sally Lehrman (giornalista indipendente che si occupa di temi scientifici e sociali) propongono un antidoto alla perdita di coordinate che potrebbe, di per sé, aiutare le persone a scegliere i media più affidabili e a venire in possesso delle informazioni più corrette per interpretare la realtà.

La formula suggerita comprende una maggiore attenzione a diversi aspetti strettamente connessi alla responsabilità e credibilità delle testate e del singolo giornalista:

  • una policy etica chiara (al momento solo il 50% dei quotidiani americani ne ha una)
  • informazioni di background sul giornalista, che comprenda elementi biografici ed expertise sugli argomenti trattati, oltre a mettere in luce eventuali conflitti di interesse
  • un utilizzo chiaro ed esplicito dell’editing, delle citazioni e delle correzioni: un elemento importante visto che il web consente la modifica in tempo reale dei contenuti
  • una spiegazione chiara della metodologia utilizzata per scrivere l’articolo: in un mondo dove l’informazione è accessibile anche alla scrivania, è importante capire se si sta leggendo qualcosa di “originale” o di derivato dal lavoro di altri.

Credo, da giornalista e da osservatrice privilegiata del mondo dei nuovi media, che sia assolutamente fondamentale recuperare un rapporto fra lettori e stampa.  Non c’è molto tempo: già oggi le persone faticano a distinguere chiaramente il confine fra informazione e opinione, fra giornalismo e altre forme che sono pienamente legittime ma non hanno alcuna disciplina deontologica o professionale da rispettare.

Questo recupero di fiducia potrà avvenire soltanto se la stampa sarà capace di fare autocritica e di ripensare il servizio offerto. Se il nostro Paese, dall’indagine del Guardian, risulta quello con la più alta discrepanza fra dati reali e percezione delle persone forse una qualche responsabilità ce l’ha anche chi fa informazione in Italia.

La sfida posta dal web dovrebbe rappresentare un’occasione per scegliere con coraggio da che parte stare. Scrivere contenuti di qualità, che offrano un reale valore aggiunto ai lettori, o inseguire le logiche dell’informazione scandalistica e futile solo perché online genera più click.

Da come la stampa risponderà – in Italia e altrove – dipenderà anche la possibilità di avere un’opinione pubblica informata, in grado di avere opinioni basate sui fatti e di assumersi consapevolmente la responsabilità delle proprie preferenze politiche.

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