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Conta di più il diritto all’oblio o il diritto all’informazione? E’ questo quello che Google sta chiedendo ai suoi utenti a seguito della recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.

Oggi i cittadini europei hanno infatti il diritto di richiedere la rimozione dai motori di ricerca – quindi non solo da Google –  dei risultati relativi a ricerche che includono il loro nome. La società di Mountain View ha creato un comitato di esperti che si occuperà di vagliare la questione.

Fra questi, personaggi importanti come Luciano Floridi (professore di filosofia ed etica dell’informazione all’università di Oxford), Sylvie Kauffmann (direttore editoriale del quotidiano francese Le Monde) e Jimmy Wales, fondatore e presidente emerito del consiglio di amministrazione di Wikimedia Foundation.

Un panel di personalità di levatura internazionale al quale Google ha affiancato Eric Schmidt, già Chief Executive Officer di Google, e il Vice Presidente e Chief Legal Officer David Drummond.

Mentre le richieste di rimozione contenuti “irrilevanti oppure obsoleti” stanno fioccando, infatti, Google ha pensato che l’unica strategia percorribile sia quella di stimolare un ampio dibattito pubblico su un tema che non si può affrontare semplicisticamente.

Google diritto oblio

Se è vero, infatti, che il problema della privacy è emerso con forza negli ultimi anni, lo è altrettanto che spesso sono gli utenti stessi a dare in pasto informazioni alla Rete, salvo poi accorgersi che – come recita una battuta del famoso film The Social Network – su internet si scrive a penna, non a matita.

Le fattispecie di domande pervenute a Google sono le più varie e comprendono anche casi di danni alla reputazione (quando, per esempio, una persona viene condannata e poi assolta) e di cyber bullismo.

L’elemento forse più controverso della sentenza della Corte di Giustizia riguarda il ruolo che i motori di ricerca devono ricoprire: sono infatti società come Google, Bing e Yahoo a dover valutare se i link per cui viene richiesta la rimozione possano avere valore di interesse pubblico. Potrebbe essere il caso di pagine riguardanti frodi finanziarie, abuso di pubblico ufficio, negligenza professionale.

Proprio per la difficoltà, in alcuni casi, a decidere su una questione così complessa Google ha inteso intraprendere un percorso di confronto. E un ampio dibattito pubblico su questo argomento potrebbe essere utile anche a far comprendere a un maggior numero di persone che la Rete, luogo di grandi potenzialità, richiede anch’essa una grande consapevolezza di utilizzo. Un messaggio utile soprattutto per le nuove generazioni.

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