Sono passate alcune settimane da quando il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha fatto una dichiarazione che in pochi si sarebbero aspettati dal primo cittadino della città più frenetica d’Italia:

Il mio pensiero politico è trovare le forme per riumanizzare la città che non deve solo correre per 24 ore di fila. Per me gli esercizi aperti giorno e notte sono un errore. L’idea di “rallentare” credo piaccia a tutti

Sono rimasta colpita perché qui, almeno per come la vedo io, il fatto di correre viene visto come un vanto, o se non altro un male necessario. Chi va piano è uno sfaccendato, un improduttivo, qualcuno che forse non è all’altezza dei ritmi di questa città.

Quelle parole sono state un balsamo. Dunque non ero solo io a sentirmi fagocitata da ritmi di vita troppo veloci, persino il Sindaco parlava dell’opportunità di rallentare.
rallentareLindsay Henwood

L’idea di fare meno degli altri è ormai accompagnata da un senso di colpa diffuso. Altro che Dolce Vita, nel nord del Paese si corre sul lavoro e spesso anche dopo, in un caleidoscopio di impegni familiari e sociali.

Da un lato questo dinamismo contribuisce a rendere ricche (in senso non solo economico, si intende) molte nostre città: qui c’è un’infinita scelta di cose da fare, sia dal punto di vista dello svago che da quello dell’impegno associativo.

Dall’altro però il continuo correre genera un’insoddisfazione e una agitazione diffusa che spesso sfociano in puro nervosismo. Non so se vi siete mai trovati a un incrocio a Milano nell’ora di punta. Se non partite nell’esatto istante in cui il semaforo diventa verde, gli automobilisti dietro di voi inizieranno a suonare e urlarvi invettive (con una certa creatività espressiva, va detto) come se voi foste i responsabili di tutti i mali del mondo. Tutti sembrano costantemente sull’orlo di una crisi di nervi.

Quanto costa la fretta

Bene, immagino che stiate iniziando a capire il mio punto di vista: nonostante i costanti stimoli e la pressione sociale per essere sempre più attivi e performanti, correre sempre è insostenibile.

Intendiamoci: certo che possono esistere periodi della vita in cui è necessario stringere i denti e avere un ritmo serrato, ma questa non può diventare la regola.

Fra le altre cose, ultimamente mi sono resa conto che avere sempre fretta è anche “costoso”. Cosa intendo? 

Bene, partiamo dal presupposto che io sono una persona distratta. La mia distrazione è direttamente correlata al mio grado di stress e dal numero di impegni che cerco di concentrare in una giornata. Più cose cercherò di fare, maggiore la probabilità di dimenticarmi qualcosa di importante e di pagare cara questa dimenticanza.

Potrei raccontarvi un numero impressionante di aneddoti al riguardo, ma mi limito a un esempio. A forza di fare e disfare compulsivamente valigie (viaggio molto per lavoro, ma allo stesso tempo non mi nego viaggi di piacere), puntualmente mi dimentico cose importanti che poi devo ricomprare in giro. Oppure abbandono i miei averi (libri, caricabatterie…per fortuna niente di troppo costoso) negli hotel. O ancora, chiudo le valigie col lucchetto e poi non mi ricordo più dove sia la chiave. 

So benissimo perché questo succede: vivendo una vita intensa, mi dedico all’attività di comporre la valigia di notte, o all’alba. Momenti in cui sono poco lucida e dove è davvero facile compiere errori. Basterebbe svolgere questa semplice incombenza in un orario più consono per limitare i danni.

Correre è costoso anche per il nostro organismo. Per esempio, spesso mi trascino semplici malanni per settimane. Anche in questo caso la soluzione è a portata di mano: fermarsi, riposare, evitare qualche impegno e saper dire di no a un appuntamento di lavoro. Ma spesso, lo ammetto, non ci riesco.

Rallentare per ricreare connessioni

Cosa definisce il “vivere bene”? Nel corso degli anni mi sono fatta una certa idea. Certo, mentirei se dicessi che un minimo di tranquillità economica non aiuta.

Ma superata la soglia di sopravvivenza e raggiunta una seppur parziale stabilità lavorativa, le cose che fanno davvero la differenza sono altre. Le relazioni in primis: a cosa serve avere una bella casa se non si ha nessuno da invitare per fare due chiacchiere? Qual è il valore di essere una persona di successo quando non si ha nessuno a cui confidare un problema?

Ricreare connessioniJoshua Ness

Si dice spesso che le più belle amicizie si costruiscono da bambini e da ragazzi, mentre da adulti diventa più complicato tessere relazioni. Questo accade anche perché crescendo siamo meno disposti a dedicare tempo e attenzioni alle persone che ci sono vicine. Da adolescente ero “innamorata” dei miei amici, per me scambiare lunghe conversazioni con loro era una necessità quotidiana.

Ora le cose sono cambiate, certo, e le nostre vite corrono su binari lontani. Ma ci vuole cura, per mantenere un rapporto significativo. Significa essere disposti a dare, ricevere, condividere. Cosa difficile da fare quando a volte non siamo neppure presenti a noi stessi.

Il grande beneficio di rallentare è riappropriarsi del tempo e della tranquillità di creare connessioni significative, con le persone, con la cultura, con il lavoro, con la natura, con il nostro corpo e con la nostra mente. Carl Honoré

Ogni volta che sono stata colpita da un’idea, che ho dato una svolta alla mia vita, che ho investito su me stessa e sulle mie relazioni, è perché mi sono data il tempo di farlo. 

Vivere una vita intensa e dinamica ci aiuta a trovare spunti e stimoli, ma è solo rallentando che possiamo trovare lo spazio per unire i puntini e creare nuove connessioni significative, capaci di farci davvero crescere come persone.

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