Molte aziende decidono di essere presenti sui social sull’onda dell’entusiasmo o dell’emulazione, senza sviluppare un piano strategico che consenta di sfruttare al meglio questi strumenti.

E’ così che nascono centinaia di pagine Facebook, di account Twitter e Youtube che nella maggior parte dei casi finiscono con l’essere usati al di sotto delle loro reali potenzialità.

Spesso il motivo principale è una sottovalutazione dell’impegno realmente necessario per ottenere attenzione sui social.

Per molti la gestione dei social è un compito accessorio, che può essere tranquillamente affidato all’ultimo stagista o essere relegato ai ritagli di tempo.

Niente di più sbagliato, soprattutto oggi. I social sono sempre più affollati di brand e molti di essi (Facebook in primis) non “regalano” più visibilità organica.

Ecco dunque che diventa importantissimo cercare di mettersi nei panni dell’utente e capire in che modo le esigenze aziendali e quelle del nostro lettore possono incrociarsi. Soltanto in questo modo un’azienda potrà sperare di ottenere l’attenzione delle persone e di sviluppare un legame con un pubblico più vasto.

Ho provato a schematizzare alcuni esempi in una tabella: non è particolarmente aggraziata, ma spero che possa rendere l’idea.

Facebook per aziende

In realtà questo tipo di ragionamento schematico può essere ampliato a tutti gli altri social e declinato all’infinito.

Iniziamo a porci alcune domande.

Perché le persone vanno su Twitter? Cosa cercano? In che modo possiamo attirare la loro attenzione su Pinterest? Quali sono i nostri post che “funzionano” e quali invece cadono nell’oblio? Lavoriamo con più costanza alla nostra linea editoriale sui social e cerchiamo di capire come reagisce il nostro pubblico di riferimento per coinvolgerlo e interessarlo.

Meglio conosceremo il nostro target e più facilmente capiremo cosa si aspetta da noi; più saremo in grado di offrire ciò che il nostro pubblico desidera, maggiore sarà l’attenzione che ci sarà prestata.

Facile? Non particolarmente.

Ma se non abbiamo voglia di provarci, forse non siamo così “social” come vorremmo far credere.

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